Il cardinal Baltazar Porras: “Urge un governo democratico per il Venezuela”

“Per uscire da questo regime senza speranza abbiamo bisogno, quanto prima, di un governo nazionale di transizione, che adotti in maniera straordinaria misure di emergenza e convochi elezioni democratiche”. È stato l’appello del cardinale venezuelano Baltazar Porras Cardoso, durante l’incontro “Il Venezuela muore tra silenzi e bugie”*, organizzato da Missio Rimini lo scorso 30 giugno; alla presenza del vescovo di Rimini Mons. Francesco Lambiasi e per iniziativa di Don Aldo Fonti, che ha vissuto trenta anni in missione nella nazione sudamericana (oggi parroco di Santa Maria a Mare in Viserba).

di MARINELLYS TREMAMUNNO per LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Ma Nicolas Maduro va avanti senza sostegno popolare. Lo ha avvertito il cardinale Jorge Urosa Savino domenica 23 luglio in una intervista televisiva: “il governo deve capire che con il 20% del popolo non può governare”, ha affermato e ha insistito sul fatto che “il Paese vuole un cambio di governo e dobbiamo riuscire a farlo con mezzi pacifici”. Sembra un’impresa impossibile con un governo che fa di tutto per restare aggrappato al potere. Il risultato? Più di cento morti, migliaia di feriti e oltre 4 mila arresti da quando sono partite le proteste (dal 1° aprile).

Il regime autoritario ha portato il Paese sudamericano nel limbo dell’assurdo: con un Parlamento annullato, due Magistrature (una chavista onnipotente e quella nuova nominata dal Parlamento) e una Procura esautorata. Situazione che mette in evidenza la debolezza istituzionale del delfino di Hugo Chávez e aggrava ancora di più la invivibile quotidianità del venezuelano, che soffre una crisi umanitaria “tipica di un dopoguerra”, secondo il cardinale Porras Cardozo.

Per la maggioranza degli italiani questa situazione risulta incomprensibile. Come mai il Venezuela ricco è arrivato al fallimento? Che fine ha fatto il mito di Hugo Chávez? Per aiutare a capire l’origine del caos venezuelano, la Nuova BQ presenta la preziosa testimonianza del cardinale Baltazar Porras Cardoso riassunta in pillole, contrastata dalla realtà venezuelana.

Tra populismo e corruzione. “Il prezzo del petrolio, al di sopra dei 100 dollari al barile durante la prima decade del secolo XXI, ha favorito una distribuzione indiscriminata delle risorse, le più grandi di tutta la storia del paese. Queste risorse, sono state investite (da Hugo Chávez) in programmi sociali con un nome religioso, «le missioni». Ma la maggior parte sono state utilizzate per comprarsi l’appoggio e il voto negli organismi internazionali, di un buon gruppo di Stati nei vari continenti. Inoltre, per comprare armamenti bellici, giustificandoli necessari per la difesa della sovranità e il resto ha alimentato la corruzione, anche questa la più grande della storia del nostro Paese”. Infatti, dall’arrivo della “rivoluzione bolivariana” sono numerosi gli scandali di corruzione, portando il Venezuela al primo posto nel ranking dei paesi più corrotti dell’America Latina, secondo Transparency International: la direttrice della sezione venezuelana, Mercedes de Freitas, ha affermato che durante i primi 14 anni del “chavismo” sono scomparsi cerca 300 miliardi di dollari per cattiva gestione delle risorse.

Autocrazia mascherata da democrazia. “Il controllo assoluto di tutti i poteri pubblici per più di dieci anni, grazie alle continue elezioni pilotate, ha creato il contesto politico per controllare le istituzioni dello Stato e anche i partiti di opposizione”. Dall’anno 2000, dopo il cambio delle regole elettorali e la riforma della Costituzione, non è stata più possibile l’alternanza politica in Venezuela. La fine della democrazia è avvenuta nel 2005, quando il Parlamento (senza un’opposizione, che non si era presentata all’elezione del potere legislativo) concede poteri speciali a Hugo Chávez, il quale inizia a governare attraverso decreti.

La distruzione del sistema produttivo in nome della rivoluzione. “In questi oramai vent’anni di potere chavista nel paese si è prodotto una distruzione delle istituzioni pubbliche e private, attraverso espropriazioni, l’immensa riduzione dell’apparato produttivo e la concentrazione dell’impiego nelle mani dello Stato”. Di 800mila aziende nell’anno 1999, quando Hugo Chavez è arrivato al potere, oggi ne restano soltanto 230mila, secondo dati di Consecomercio (Consejo Nacional del Comercio y Servicios). Dunque, il Socialismo del XXI Secolo ha portato al fallimento di circa 570mila aziende, trascinando il Venezuela alla rovina.

I venezuelani sono succubi di una dittatura. “La caduta drastica della popolarità del governo lo ha condotto a disconoscere la Costituzione e a non permettere elezioni (democratiche) di alcun tipo, perché sa che le perderebbe in modo eclatante”, ha spiegato il cardinale Porras Cardozo. Il messaggio è inequivocabile: “quello che non abbiamo potuto fare con i voti, sarà fatto con le armi!”, ha dichiarato pubblicamente Maduro in un comizio a Caracas lo scorso 27 giugno.

Il peccato strutturale del Venezuela? “La negazione assoluta del bene comune”, ha affermato l’arcivescovo di Merida a Rimini. L’episcopato venezuelano, in uno dei suoi documenti, ha segnalato che il regime di Nicolas Maduro può essere definito “anti-umano”. È proprio per questo “ne deriva l’effetto devastante di una cultura di morte consolidata nel Paese, fino al punto da raggiungere la quantità di circa 30.000 morti ogni anno a causa della violenza, secondo i dati forniti dall’Osservatorio Venezuelano della Violenza. È una cultura di morte che oggi si manifesta in forma sistematica e quotidiana nella repressione, con centinaia di torturati, migliaia di feriti e centinaia di civili imprigionati e processati ingiustamente dai tribunali militari”. Di fronte a questa situazione, è indiscutibile il dovere morale della comunità internazionale e di ogni cattolico di prendere una posizione riguardo al caso venezuelano. Ora più che mai il silenzio ci fa complici.

*Il testo integrale del discorso del cardinale Baltazar Porras Cardozo a  Rimini sarà pubblicato sulla rivista Cristianità di settembre prossimo.

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