Venezuela, Davide e la debolezza del Golia di regime

Come al solito i media italiani hanno difficoltà a capire cosa accade in Venezuela. Con la vicenda della rivolta militare, in tanti hanno emesso sentenze senza guardare al di là dell’informazione ufficiale del governo venezuelano: “Maduro stronca rivolta militare”, “repressa rivolta militare”, “fallisce rivolta” e tanti altri titoli sensazionalisti, che invece di chiarire la situazione, ormai compromessa, del Venezuela, contribuiscono soltanto alla disinformazione che ormai sembra la regola quando si parla del Paese sudamericano in Italia.

di MARINELLYS TREMAMUNNO per LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Invece l’Operazione Davide ha colto di sorpresa Maduro. La notte della scorsa domenica 6 agosto, una serie di esplosioni ha svegliato i residenti di Naguanagua (regione di Carabobo). Si trattava dello scontro armato seguito all’irruzione di un gruppo di circa 20 soldati dissidenti alla sede della 41° brigata corazzata nel Forte Paramacay di Valencia (terza città più importante del Paese). E subito dopo appare sul social network il video del capitano Juan Carlos Caguaripano, dichiaratosi capo della ribellione contro la “tirannia assassina” di Maduro.

La notizia è stata confermata dallo stesso governo. “Aggressori terroristi sono entrati stanotte nel Forte Paramacay a Valencia, aggredendo le nostre forze armate. Ci sono diversi terroristi arrestati”, ha twittato alle 8 (ora venezuelana) il vicepresidente del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv), Diosdado Cabello. Intanto, i residenti vicini al forte hanno affermato che i colpi di fucile e le detonazioni si sono sentite anche dopo mezzogiorno. Inoltre la stampa locale ha confermato che il CONAS (Comando Nazionale Anti-estorsione e sequestro della Guardia Nazionale) e la polizia politica SEBIN (Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale) sono state le forze inviate a reprimere il gruppo dissidente.

Il bilancio dell’azione militare? Con complicità interne, i ribelli avrebbero portato via centinaia di fucili e munizioni: secondo dati ufficiali sono stati prelevati 93 fucili AK103 e 40 lanciagranate M6L. Tra i deceduti ci sono 2 ufficiali e 3 sono rimasti feriti, tutti del gruppo dissidente. E la terza vittima è l’attivista del partito di opposizione “Avanzada Progresista”, Ramon Rivas (52 anni), assassinato da un colpo di arma da fuoco durante la manifestazione spontanea dei cittadini che si sono concentrati nelle zone vicine per dare sostegno ai militari in rivolta.

Ma cosa è l’Operazione Davide? “Questo non è un colpo di stato, è un’azione civica e militare per ristabilire l'ordine costituzionale e salvare il paese dalla distruzione totale e per fermare l'uccisione dei nostri giovani”. Lo ha affermato il capitano Caguaripano nel video registrato in compagnia del gruppo dissidente e, rivolgendosi al Parlamento, sotto il controllo dell'opposizione, ha sottolineato che è finito il tempo di accordi nascosti tra “tiranni e traditori”. “Chiediamo l’urgente instaurazione di un governo di transizione e libere elezioni […] Venezuela, Dio è con noi”, ha concluso.

Il capitano della Guardia Nazionale era entrato nella clandestinità dal 2014, dopo la pubblicazione di un video che denunciava “la violazione della sovranità” del Venezuela per la “presenza di agenti cubani e di gruppi narcoterroristi stranieri” dentro l’amministrazione pubblica e militare. La denuncia aveva provocato la sua espulsione dell’esercito e ad aprile del 2014, già esule, affermava in una intervista rilasciata alla CNN che “da un decennio mi opponevo a tutte le illegalità” all’interno delle forze armate venezuelane. Ecco perché, già nel 2008, era stato accusato di “presunta cospirazione”, ritardando di due anni la sua promozione di grado. Ora, dopo tre anni di clandestinità all’estero, è apparso la scorsa domenica identificandosi come leader dei ribelli. E, secondo l’informazione pubblicata dalla testata locale Panorama, insieme a lui c’erano il primo tenente Oswaldo Jose Gutierrez Guevara, un altro militare in congedo, e Jeferson Gabriel Garcia Dos Ramos, l’ufficiale che aveva la responsabilità di custodire le armi.

L’Operazione Davide è una vergogna per il regime. Analizzando i fatti con prudenza, non si può parlare di un tentativo di colpo di Stato in Venezuela, ma neppure di un suo fallimento. Si tratta invece di un’operazione armata che ha avuto successo, che aveva l’obbiettivo di prelevare le armi, che ha dimostrato al mondo la debolezza del governo di Maduro. Nel frattempo quest’ultimo cerca di dare una prova di forza: il Ministro della Difesa si fa registrare insieme alle truppe, abbondano le minacce di Maduro in televisione, e perfino si vedono movimenti di carri armati a Caracas.

Davide affronta il gigante Golia.  In meno di 24 ore il regime riceve un secondo attacco: 25 siti web governativi sono stati hackerati. Forse la seconda fase dell’Operazione Davide, tutto è possibile. L’unica certezza è che Davide è presente in ogni venezuelano in piazza, in ogni ragazzo ucciso, in ogni famiglia affamata, in ogni venezuelano che è scappato dal Paese. È come il racconto biblico, alla fine Davide vincerà sul gigante Golia.

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