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La vendetta dei signori della droga dietro la morte di Villavicencio

Il candidato alla presidenza dell’Ecuador Fernando Villavicencio ha sfidato i capi della droga durante un discorso, poche ore prima di morire. Sue le inchieste per tangenti che portarono alla condanna dell’ex presidente Rafael Correa, che in un video di sei giorni fa ha minacciato vendetta. 

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

La corsa elettorale per la presidenza dell’Ecuador è stata bagnata di sangue lo scorso mercoledì 9 agosto, con l’omicidio del candidato Fernando Villavicencio, che ha ricevuto tre colpi di arma da fuoco alla testa mentre lasciava un comizio politico a Quito. Le immagini dell’aggressione sono diventate subito virali sui social, in quanto non si tratta solo del secondo omicidio per motivi politici in meno di un mese (il primo è stato Agustín Intriago, sindaco di Manta), ma anche della perdita di uno dei candidati più popolari degli otto che partecipano alle elezioni generali previste il prossimo 20 agosto.

Come una macabra premonizione, Fernando Villavicencio ha sfidato i capi della droga durante un discorso, poche ore prima di morire: «Mi hanno detto di indossare il giubbotto, eccomi, con la camicia sudata. Voi siete il mio giubbotto antiproiettile, non ne ho bisogno. Siete un popolo coraggioso e io sono coraggioso come voi, siete quelli che si prendono cura di me. Venite, sono qui. Hanno detto che mi spezzeranno, eccomi, ecco don Villa. Che vengano i capi della droga, venite, che vengano i capi della droga, che vengano i sicari. Il tempo della minaccia è finito. Eccomi, mi piegheranno, ma non mi spezzeranno mai…».

Inoltre, nove persone sono rimaste ferite, tra cui un candidato all’assemblea e due agenti di polizia. Il presidente Guillermo Lasso ha decretato tre giorni di lutto nazionale e ha confermato lo svolgimento delle elezioni come previsto, ma con un dispiegamento di militari su tutto il territorio nell’ambito dello stato di eccezione già decretato dalla fine di luglio. Una misura ricorrente dell’attuale governo, per cercare di contrastare la crisi di insicurezza che sta affliggendo l’Ecuador: il 2022 si è chiuso con un tasso di 25,32 morti violente ogni 100.000 abitanti, il più alto mai registrato. L’80% di questi decessi è legato al traffico di droga.

Fernando Villavicencio, 59 anni, era un giornalista ed ex membro dell’Assemblea, era noto per le sue rivelazioni giornalistiche sulla corruzione. È stato infatti uno degli autori dell’inchiesta “Arroz Verde”, che ha dato inizio al caso “Sobornos” (tangenti), 2012-2016), con il quale l’ex Presidente Rafael Correa (2007-2017) è stato processato e condannato a otto anni di carcere; ma oggi è latitante dalla giustizia in Belgio. E il suo impegno contro la corruzione l’ha portato alla Procura Generale martedì scorso, per denunciare un nuovo caso di corruzione che avrebbe coinvolto funzionari di Correa. Il giorno dopo è stato assassinato.

Il candidato del movimento di centro-destra “Construye aveva avvertito a giugno di aver ricevuto minacce di morte da “uno dei capi del cartello di Sinaloa”, di nome Fito. Non a caso, in passato Villavicencio aveva legato il socialista Correa al suddetto cartello, uno dei più potenti dell’America Latina. Come confermato da un’inchiesta giornalistica intitolata “I cartelli di mezzo mondo”, che nel 2018 ha rivelato diverse fotografie in cui Correa appare con membri del gruppo narcotrafficante di Sinaloa e dove, inoltre, è evidente che i militari ecuadoriani hanno collaborato con il medesimo cartello per portare fino a 500 chili di cocaina dalla Colombia al Messico.

Fernando Villavicencio aveva anche denunciato i presunti rapporti del Presidente Andrés Manuel López Obrador con le organizzazioni criminali del Messico e della Colombia, assicurando che «le autorità sono d’accordo con i narcotrafficanti». Ha affermato che il Messico è un «progenitore dei cartelli» e ha concentrato la sua campagna elettorale sulla proposta di porre fine al traffico di droga, facendo ripetutamente riferimento ai due principali cartelli messicani, “Sinaloa” e “Jalisco Nueva Generación”.

Così, Villavicencio era diventato un simbolo dell’anti-correismo e il più importante denunciante dei legami del traffico di droga con la sinistra latino-americana. Ecco perché l’ex presidente Correa ha assicurato in tono burlesco che «la nostra vendetta personale sarà energica». Lo ha detto attraverso un video di propaganda elettorale pubblicato appena sei giorni prima dell’omicidio.

Cosa aspetta l’Ecuador? Con la morte di Villavicencio, ora il movimento “Construye” deve proporre un nome che lo sostituisca alle elezioni, come stabilito dall’articolo 112 della Legge Elettorale. La situazione resta comunque preoccupante, visto che l’omicidio è avvenuto quattro giorni prima del dibattito elettorale e undici giorni prima del giorno delle elezioni anticipate. Situazione che, nel contesto di violenza nel Paese, inevitabilmente porterà altra violenza.

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