ArticlesItalianoLa Ragione

Italia e Venezuela: Accettare l’ambasciatrice chavista è un errore politico e giuridico

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA RAGIONE

L’imminente presentazione delle credenziali della signora María Elena Uzzo, incaricata d’affari del Venezuela in Italia dal 2019, come ambasciatrice apre una questione che va ben oltre il piano formale della diplomazia. Il riconoscimento, annunciato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani nel contesto della liberazione del cittadino italiano Alberto Trentini, viene presentato dal governo come l’inizio di una «nuova fase» nei rapporti con Caracas. È però proprio questa scelta a sollevare seri interrogativi sulla coerenza della politica estera italiana e sul rispetto dei princìpi di legalità internazionale.

Il 3 febbraio 2026 un’Assemblea nazionale venezuelana priva di legittimità democratica ha autorizzato la nomina dell’ambasciatrice del Venezuela in Italia. Si tratta di un organo insediato nel gennaio 2021, a seguito di elezioni parlamentari svoltesi il 6 dicembre 2020 senza adeguate garanzie democratiche e considerato illegittimo da gran parte della comunità internazionale, Italia inclusa. Non siamo quindi di fronte a una nomina diplomatica ordinaria. A denunciarlo sono state anche le associazioni della società civile venezuelana regolarmente registrate in Italia, che hanno diffuso una lettera aperta mettendo in guardia dal rischio di una legittimazione politica indebita. In questo senso l’ex deputato venezuelano ed esperto di diritto costituzionale Armando Armas ha avvertito che qualsiasi designazione proveniente da un organo privo di legittimazione popolare è «priva di base costituzionale». «La legittimità non si negozia» ha sottolineato. «È la legalità a generare fiducia, sicurezza giuridica e relazioni internazionali stabili».

Il riconoscimento italiano appare così in aperta contraddizione con la linea seguita nel 2019 dal governo Conte, quando l’Italia, con il sostegno del Parlamento, dichiarò di non riconoscere la legittimità democratica del regime chavista: posizione ribadita anche dall’attuale governo Meloni dopo le elezioni presidenziali contestate del 2024.

In questo contesto un ambasciatore chavista non può essere considerato un rappresentante diplomatico legittimo, ma un operatore politico di un apparato che ha saccheggiato lo Stato venezuelano ed è al centro di una rete di criminalità transnazionale. Una valutazione che trova riscontro anche nel regime sanzionatorio europeo: Delcy Rodríguez figura infatti nella lista delle 69 personalità dei vertici del regime di Maduro sanzionate dall’Unione Europea, sottoposte al congelamento dei beni, al divieto di ricevere fondi o risorse economiche e al bando di ingresso nel territorio dell’Ue. Il 15 dicembre scorso i ministri degli Esteri europei hanno prorogato tali sanzioni fino al 10 gennaio 2027, motivandole con le persistenti violazioni dei diritti umani e l’attacco allo Stato di diritto, anche in relazione alle elezioni del 28 luglio 2024.

Il confronto con la posizione statunitense rende l’incoerenza ancora più evidente. A Caracas è recentemente arrivata Laura Dogu come incaricata d’affari degli Stati Uniti e non come ambasciatrice, proprio perché Washington non riconosce la legittimità del governo guidato da Rodríguez. Come ha chiarito il segretario di Stato Marco Rubio, i contatti sono esclusivamente funzionali alla transizione poiché quel gruppo detiene il potere di fatto ma non un mandato democratico.

La politica estera non è soltanto diplomazia: è coerenza, credibilità e responsabilità storica. Ed è su questo che oggi l’Italia è chiamata a rispondere, anche alla comunità italo-venezuelana che chiede rispetto per la legalità, lo Stato di diritto e la volontà popolare.

Publicaciones relacionadas

Deja una respuesta

Botón volver arriba