Liberazioni bloccate

In Venezuela ancora molti detenuti politici
MARINELLYS TREMAMUNNO / LA RAGIONE
La richiesta arrivata da Washington è stata netta: «Gli Stati Uniti esortano le autorità venezuelane a liberare immediatamente e senza condizioni tutte le persone detenute per motivi politici e a cooperare pienamente con la Commissione interamericana per i diritti umani» ha dichiarato il 21 gennaio l’ambasciatore statunitense presso l’Organizzazione degli Stati americani Leandro Rizzuto, certificando di fatto il fallimento del processo di scarcerazioni annunciato l’8 gennaio dalla presidente interina Delcy Rodríguez.
Secondo Rizzuto «circa mille persone continuano a essere detenute ingiustamente» e la Commissione interamericana per i diritti umani ha più volte denunciato «detenzioni preventive prolungate, mancanza di accesso alla difesa, processi a porte chiuse o irregolari e tribunali politicamente influenzati», avvertendo che l’isolamento e l’assenza di informazioni alle famiglie possono configurare «trattamenti crudeli, inumani o degradanti e, in alcuni casi, sparizione forzata».
Nel frattempo il ministro venezuelano dell’Interno, Diosdado Cabello, ha affermato lunedì scorso che 808 persone sarebbero state liberate già «prima di dicembre», negando ancora una volta l’esistenza nel Paese di prigionieri politici. I numeri raccontano però un’altra realtà: a tre settimane dall’annuncio ufficiale delle scarcerazioni, solo circa 270 persone risultano effettivamente tornate libere, come ha spiegato a “La Ragione” Gonzalo Himiob, avvocato e vicepresidente del Foro Penal, organizzazione non governativa impegnata nella difesa dei prigionieri politici: «Si tratta di 231 uomini e 40 donne. Ma restano almeno 800 persone detenute arbitrariamente».
Fra i prigionieri liberati soltanto quattro erano italiani, mentre almeno 24 italo-venezuelani risultano ancora in prigione, secondo quanto dichiarato dal nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani. Fra quanti sono stati scarcerati il caso più emblematico è quello di Biagio Pilieri, detenuto per 498 giorni all’“Helicoide”, uno dei centri simbolo della repressione chavista-madurista. Al momento della liberazione lo abbiamo visto profondamente debilitato: ha perso nove chili, soffre di fibromialgia, ipertensione e gastrite cronica aggravate dalla detenzione, presenta difficoltà di deambulazione e ha persino perso le protesi dentali. «La semplice privazione della libertà produce un deterioramento fisico e psicologico, un fenomeno noto come ‘prigionizzazione’» spiega Himiob, sottolineando le «indegnità particolari» cui sono sottoposti i prigionieri politici in Venezuela. Ma la scarcerazione non equivale alla libertà. Pilieri è anche cittadino venezuelano e – come gli altri rilasciati – resta sottoposto a misure cautelari come il divieto di parlare con la stampa, l’obbligo di presentarsi al Commissariato e il divieto di espatrio.
Diversa la situazione di Alberto Trentini e Mario Burló, che abbiamo visto rientrare in Italia con libertà piena: «I loro procedimenti restano però aperti, come per tutti gli altri, e questo significa che in qualsiasi momento il governo potrebbe chiedere un mandato di cattura all’Interpol» avverte Himiob, ricordando che «l’apparato repressivo venezuelano non è stato ancora smantellato».
Sul fronte degli italo-venezuelani detenuti, il Foro Penal conferma di seguire direttamente quattro casi: Juan Carlos Marrufo Capozzi, militare in congedo detenuto nel carcere di “Rodeo I” dall’ottobre 2019; Gerardo José Coticchia Guerra, recluso a “Yare III” dall’aprile 2020; Olbani Gasparini, detenuto all’“Helicoide” dal marzo 2023; l’imprenditore Daniel Echenagucia, anche lui al “Rodeo I” dall’agosto 2024. «Gli altri probabilmente si sono rivolti soltanto all’Ambasciata italiana» osserva Himiob, mentre dalla Farnesina non sono mai state rese pubbliche le loro identità.
Per il vicepresidente del Foro Penal, gli italo-venezuelani detenuti sono «ostaggi» e l’Italia potrebbe svolgere un ruolo decisivo: «Roma potrebbe guidare un’iniziativa europea per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici europei».




