ArticlesItalianoLa Ragione

Petrolio, leva finanziaria per la transizione politica in Venezuela

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA RAGIONE

Il messaggio è stato diretto: «Vogliamo liberare il popolo venezuelano e la sua economia». Sono le parole di Chris Wright, segretario all’Energia degli Stati Uniti, pronunciate nel suo primo intervento durante la conferenza stampa congiunta con la presidente ad interim e ministro del Petrolio Delcy Rodríguez, tenutasi l’11 febbraio nel Palazzo di Miraflores. Un’affermazione dirompente dopo oltre due decenni di retorica ufficiale antiamericana. La visita di Wright – il funzionario di più alto rango dell’amministrazione Trump a recarsi a Caracas dopo la cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio – è stata definita la più importante in decenni per il futuro delle relazioni bilaterali.

L’“Agenda energetica e di associazione produttiva a lungo termine” è stata indicata come l’architrave dell’incontro. Un programma che include cooperazione su petrolio, gas, attività minerarie ed energia elettrica. Secondo Rodríguez l’obiettivo è costruire «un’agenda energetica produttiva, vantaggiosa per entrambi i Paesi e complementare», capace di avanzare «senza difficoltà e senza contrattempi». Dal lato statunitense, come Wright ha ribadito, si tratta di promuovere «commercio, pace, prosperità, lavoro e opportunità per il popolo venezuelano» attraverso licenze e piani concreti che consentano alle imprese di investire senza l’ostacolo delle sanzioni. L’obiettivo è aumentare la produzione di petrolio e gas e modernizzare la rete elettrica tramite capitali privati, con ricadute su occupazione e qualità della vita.

Obiettivi ambiziosi in un contesto ostile, se si considera che il regime chavista resta in piedi nonostante l’arresto di Maduro. Per comprendere come l’amministrazione Trump intenda raggiungerli, è fondamentale includere nell’analisi le dichiarazioni di Wright alla Nbc: «Controlliamo il flusso dei fondi verso il Paese, non ciò che accade al suo interno» ha detto lo scorso 13 febbraio. Quindi, la gestione delle entrate petrolifere è centrale: «Gli Stati Uniti hanno una leva enorme sulle autorità ad interim, poiché la principale fonte di entrate che finanzia il governo è ora controllata dagli Stati Uniti» ha spiegato, pur ricordando che «non esistono garanzie».

Forse l’unica garanzia è il dispiegamento militare statunitense senza precedenti dell’“Operazione Lancia del Sud” nelle acque dei Caraibi, tuttora attiva: dall’inizio dell’anno sono stati eseguiti cinque nuovi attacchi contro imbarcazioni presumibilmente legate a organizzazioni narcoterroristiche, l’ultimo il 13 febbraio. Inoltre, sul piano delle dinamiche interne l’enorme potenziale petrolifero resta incastonato in una realtà sociale ed economica fra le più complesse dell’America Latina. Anni di cattiva gestione, collasso infrastrutturale e sanzioni hanno provocato un tracollo economico, inflazione altissima e l’esodo di oltre 8 milioni di persone.

Restano i nodi strutturali: modernizzare impianti obsoleti, attrarre investimenti e garantire trasparenza in un contesto segnato da corruzione e fragilità istituzionale. Ad esempio, la nuova legge venezuelana sugli idrocarburi apre agli investimenti privati e riduce le royalties dal 30 al 20%, ma è stata approvata da un Parlamento ritenuto illegittimo da ampi settori della popolazione e dalla comunità internazionale, inclusi Stati Uniti ed Europa. Qualsiasi ripresa dovrà infine confrontarsi con la carenza di capitale umano capacitato, ma senza sicurezza giuridica e fiducia istituzionale difficilmente la diaspora tornerà. Washington ne è consapevole: «L’obiettivo è tornare a un governo rappresentativo e a elezioni libere» ha dichiarato Wright alla Nbc, aggiungendo «forse tra nove o dieci mesi».

Publicaciones relacionadas

Deja una respuesta

Botón volver arriba