
Episodio 15 del podcast «AltrAmerica» su Radio Unitelma Sapienza, con Marinellys Tremamunno e Roberto Sciarrone
MARINELLYS TREMAMUNNO / RADIO UNITELMA SAPIENZA
C’è un Messico che non si racconta con le guide turistiche, ma con i passi di chi lo attraversa. Un Paese dove il turismo religioso non è una nicchia, bensì un fenomeno di massa capace di muovere ogni anno milioni di persone. Non si tratta semplicemente di viaggiatori, ma di pellegrini: uomini e donne che percorrono chilometri, spesso a piedi o in condizioni estreme, spinti da una promessa o da un atto di fede. Ne abbiamo parlato con Guillermo Cumming Ortega, responsabile della promozione turistica dell’Ambasciata del Messico presso la Santa Sede, che ha spiegato come questo movimento globale stia ridefinendo il significato stesso del viaggio.
Il cuore di questo sistema è la Basilica di Guadalupe, uno dei luoghi di culto più visitati al mondo. Qui la fede assume una dimensione concreta, quasi fisica. Milioni di persone convergono ogni anno verso questo santuario, molte delle quali affrontano il viaggio in condizioni estreme, persino in ginocchio. Un gesto che può sembrare incomprensibile, ma che racchiude un significato profondo. “Per noi messicani la Madonna di Guadalupe è come una madre”, racconta Cumming Ortega. Non è solo una figura religiosa, ma una presenza viva nella quotidianità: si invoca per chiedere aiuto, per ringraziare, per accompagnare i momenti più importanti della vita.
Attorno a questa devozione si sviluppa un intero ecosistema. Il turismo religioso in Messico non è fatto solo di spiritualità, ma anche di cultura, tradizione e identità. La musica, la gastronomia, le feste popolari diventano parte integrante dell’esperienza. Non è un turismo veloce, ma un percorso lento, fatto di riflessione e incontro. “È un turismo più lento, dove si vive soprattutto un’esperienza”, spiega l’esperto, evidenziando come questo tipo di viaggio offra uno spazio unico per ritrovare sé stessi e condividere valori con altri.
Dal punto di vista economico, l’impatto è significativo. Milioni di visitatori generano flussi costanti che sostengono intere comunità e rafforzano il ruolo del Messico tra le principali destinazioni turistiche globali. Tuttavia, ciò che rende unico questo fenomeno è la sua stabilità: non segue le mode, non dipende dalle stagioni. È radicato nella fede e nell’identità collettiva. “È un’esperienza per incontrarti con te stesso… e anche per incontrare Dio”, afferma Cumming Ortega, riassumendo la dimensione più profonda di questo tipo di viaggio.
In un mondo sempre più veloce e digitale, il turismo religioso rappresenta una contro-tendenza potente. È un ritorno all’essenziale, al silenzio, al significato. Il Messico, con la sua ricchezza spirituale e culturale, si conferma come uno dei centri globali di questo movimento. Un Paese che non si limita ad accogliere visitatori, ma offre un cammino. Perché qui il viaggio non finisce con l’arrivo, anzi comincia.



