
Si è conclusa venerdì 11 luglio con un bilancio ampiamente positivo la missione umanitaria dei sette medici e di un infermiere italo-venezuelani partiti il 3 luglio da Roma a bordo di un velivolo dell’Aeronautica Militare Italiana per unirsi al dispositivo ufficiale del Dipartimento della Protezione Civile impegnato nelle aree colpite dal terremoto in Venezuela.
«Il bilancio è molto positivo: in sei giorni di intenso lavoro sono stati assistiti 927 pazienti», ha dichiarato la giornalista Marinellys Tremamunno, promotrice dell’iniziativa.
La missione è stata coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile con il supporto dell’associazione «Venezuela: La Piccola Venezia», che ha promosso l’inserimento della delegazione nel contingente umanitario ufficiale del Governo italiano.
Il team medico era composto da tre ortopedici, due anestesisti, una pediatra, un chirurgo generale e un infermiere specializzato nelle emergenze. Cinque di questi medici prestano servizio presso l’ASReM Molise, dove fanno parte di una comunità di circa trenta medici. Tutti operano da anni nel Servizio sanitario italiano e fanno parte dell’associazione fondata da Tremamunno nel 2017 e oggi punto di riferimento per oltre 150 medici e infermieri presenti su tutto il territorio nazionale.
Quasi mille pazienti in due presìdi sanitari
Presso l’ospedale San José di La Guaira il team ha operato nella piazza Padre Machado, di fronte all’edificio ospedaliero dichiarato inagibile e successivamente evacuato. È stato allestito un punto di triage, una farmacia da campo e una tensostruttura climatizzata destinata ai piccoli interventi chirurgici. I casi più gravi venivano stabilizzati e trasferiti all’ospedale da campo dell’organizzazione Samaritan’s Purse, dotato di due sale operatorie e di un’unità di terapia intensiva.
«I pazienti arrivavano soprattutto da Catia La Mar, dove gli aiuti non erano ancora giunti. Molti camminavano per ore pur di ricevere cure. Per questo concludevamo le visite alle ore 14:00: il rientro doveva avvenire con la luce del giorno, poiché il buio scoraggiava molte persone dal raggiungerci», ha raccontato il dottor Jorge Dikdan, ortopedico, specialista in chirurgia della mano e coordinatore sanitario della missione.
Nel campo allestito a Caraballeda le attività sono proseguite ogni giorno fino alle ore 18:00, in una vera e propria città di tende che ospitava migliaia di sfollati, accanto a squadre umanitarie provenienti da 34 Paesi. L’Esercito venezuelano ha inoltre messo a disposizione del gruppo una sala operatoria e ha facilitato l’accesso agli esami radiologici.
Il dottor Dikdan ha sottolineato la perfetta integrazione tra la delegazione italo-venezuelana e il personale sanitario della Protezione Civile Italiana. «Siamo saliti sull’aereo come due squadre diverse e ne siamo scesi come un unico team. Abbiamo lavorato insieme con una sintonia tale da sembrare colleghi da sempre», ha affermato.
Al termine della missione, i responsabili italiani hanno espresso grande apprezzamento per il lavoro svolto. «Siamo piacevolmente colpiti dalla vostra professionalità» e «la vostra presenza ha facilitato enormemente il nostro lavoro» sono stati alcuni dei commenti rivolti alla delegazione.
Una missione senza precedenti
Marinellys Tremamunno, presidente dell’associazione «Venezuela: La Piccola Venezia», ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti.
«È stata una missione senza precedenti che ha garantito assistenza non solo alla comunità italo-venezuelana, ma soprattutto alle vittime dirette del terremoto. È un’importante dimostrazione della fiducia riposta nella professionalità dei medici venezuelani che operano in Italia fin dai tempi della pandemia», ha dichiarato.
Tremamunno ha inoltre ringraziato il Dipartimento della Protezione Civile e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, per aver accolto la delegazione nel dispositivo umanitario ufficiale.
La presenza di questi professionisti nel Servizio sanitario nazionale italiano risale all’emergenza Covid-19, quando l’associazione promosse l’applicazione dell’articolo 13 del decreto-legge «Cura Italia», che consentì, in via eccezionale, l’esercizio della professione ai medici con titoli conseguiti fuori dall’Unione europea senza il preventivo riconoscimento ordinario.
La misura, prorogata più volte, resterà in vigore fino al 31 dicembre 2029, e rappresenta ancora oggi un importante strumento per fronteggiare la cronica carenza di personale sanitario in Italia, dimostrando al tempo stesso il valore professionale dei medici di origine italiana provenienti dal Venezuela.
La missione si è conclusa con una Santa Messa celebrata dal sacerdote venezuelano padre Jesús Yrady presso l’Altare della Tomba di San Pietro, sotto l’altare maggiore della Basilica Vaticana. Insieme a Marinellys Tremamunno, al direttore della Protezione Civile Mauro Casinghini e al suo collaboratore Rocco Consentino, la delegazione ha vissuto un momento di preghiera in memoria delle vittime del terremoto in Venezuela.




