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Basta romanticismi europei su Cuba

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA RAGIONE

Il capo della missione statunitense a L’Avana, Mike Hammer, ha scelto parole nette davanti ai rappresentanti delle associazioni dei cubani in Italia, riuniti a Roma mercoledì scorso: «In Europa c’è un romanticismo dei miti della rivoluzione cubana che non riflette la realtà del cittadino cubano comune». In questa frase vi è il filo conduttore della sua missione diplomatica in Italia, che nei giorni scorsi lo ha portato tra Vaticano, Farnesina e Regione Calabria per rompere la narrativa edulcorata sull’isola e sollecitare un maggiore impegno internazionale sui diritti fondamentali.

Hammer è arrivato in Italia dopo una tappa a Madrid e dopo l’incontro del 9 gennaio a Washington con il segretario di Stato Marco Rubio, dove sono state delineate le linee di pressione e diplomazia verso Cuba per il 2026. «È importante che l’Europa e il mondo ascoltino» ha insistito, denunciando che sull’isola «c’è un solo partito legale» e che chi esprime dissenso rischia «interrogatori, detenzioni e incarcerazioni». Secondo l’ultimo rapporto della Ong Prisoners Defenders, a febbraio 2026 a Cuba erano registrati 1.207 prigionieri politici, un numero record. «Non è una rivoluzione, è repressione» ha affermato senza ambiguità.

La visita romana ha avuto un momento centrale nell’incontro in Vaticano con Paul Richard Gallagher. Con il segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, Hammer ha discusso «la realtà politica e sociale cubana» e il ruolo della comunità internazionale nella difesa dei diritti fondamentali. Un dialogo che riconosce alla Chiesa cattolica uno spazio delicato ma significativo nella società cubana, in un contesto segnato da crisi economica e migrazione crescente.

Il dossier più sensibile toccato in Italia ha riguardato però la presenza dei medici cubani in Calabria. Hammer si è recato nella regione per incontrare il presidente Roberto Occhiuto, affrontando un tema che negli ultimi anni ha suscitato polemiche anche in Italia: un’inchiesta della testata “CubaNet” (rilanciata nel
luglio 2025) ha sollevato accuse secondo cui L’Avana tratterrebbe circa tre quarti (il 70-75%) dello stipendio spettante ai medici cubani impiegati negli ospedali calabresi. Il contratto iniziale prevedeva infatti che le somme venissero versate direttamente al regime cubano e non ai singoli professionisti. Di conseguenza il diplomatico ha affermato a “La Ragione” che «è necessario assicurare che non ci sia tratta di persone» e che «i medici cubani possano esercitare la loro importante attività in libertà e con i salari che si meritano». Proprio per questo ha proposto a Occhiuto una ‘transizione’ dal programma gestito dal governo cubano a un modello in cui la Regione Calabria assuma direttamente i medici stranieri, senza intermediari, garantendo condizioni di lavoro legali e dignitose. Secondo Hammer, questo permetterebbe ai professionisti di «continuare a sostenere la popolazione calabrese senza la minaccia di restrizioni o lavoro forzato». Il tema è stato discusso anche con il Ministero degli Affari Esteri e con il Ministero dell’Interno, a conferma che la questione supera la dimensione sanitaria per toccare aspetti legati ai diritti umani e alla normativa internazionale.

Davanti agli esuli Hammer ha evocato le proteste dell’11 luglio 2021 e i detenuti politici ancora in carcere. Ha parlato di lacrime e di speranza, di una diaspora che definisce «ambasciatrice della verità». Il suo messaggio non è rivolto solo a L’Avana: è un appello alle capitali europee a superare letture ideologiche e a misurarsi con la quotidianità dei cubani comuni. Per Washington «il cambiamento si avvicina ». Resta da vedere se l’Europa saprà guardare Cuba senza filtri romantici e con la stessa urgenza evocata dal diplomatico americano.

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