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Fondi pubblici per la difesa di Maduro

Fra la legalità e l’uso indebito dei soldi statali in Venezuela

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA RAGIONE

Il caso giudiziario di Nicolás Maduro davanti alla Corte federale di New York continua a sollevare interrogativi che vanno ben oltre l’aula di tribunale. Al centro non c’è soltanto l’accusa di narcoterrorismo ma un nodo giuridico più sottile: chi deve pagare la sua difesa?

Dopo mesi di incertezza legata al regime sanzionatorio, il giudice Alvin K. Hellerstein, titolare del processo, lo scorso lunedì 27 aprile ha accettato che il procedimento prosegua alla luce delle licenze modificate dell’Office of Foreign Assets Control (Ofac) che consentono l’utilizzo di fondi del governo venezuelano per coprire gli onorari legali di Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Una decisione che s’inserisce in un contesto già segnato da contraddizioni: inizialmente autorizzati e poi revocati per un “errore amministrativo”, i pagamenti erano diventati oggetto di un duro scontro tra difesa e accusa. Secondo la difesa, impedire l’accesso a queste risorse violerebbe il diritto costituzionale a scegliere il proprio avvocato. Non a caso i legali di Maduro avevano avvertito che l’impossibilità di utilizzare fondi venezuelani ostacolava un’adeguata difesa e metteva a rischio la validità stessa del processo poiché, a loro giudizio, la coppia non disponeva delle risorse proprie per far fronte a tali spese.

Nel sistema giuridico statunitense, la scelta appare coerente con il principio del giusto processo. Ma ciò che è legittimo negli Stati Uniti non lo è necessariamente in Venezuela. Per capirlo abbiamo parlato con il magistrato Antonio José Marval Jiménez, presidente del Tribunale supremo di giustizia legittimo del Venezuela, in esilio dal luglio 2017 a causa della persecuzione politica del regime chavista-madurista. “L’autorizzazione dell’Ofac è valida nell’ambito del diritto statunitense, perché garantisce il diritto alla difesa” ci conferma, sottolineando però che tale decisione “non legittima l’uso di fondi pubblici secondo l’ordinamento venezuelano”.

Il punto non è la legalità formale dell’atto negli Stati Uniti, ma la sua compatibilità con l’ordinamento interno venezuelano. “L’impiego di fondi pubblici per la difesa penale di un individuo, per fatti a titolo personale, non risponde a un interesse pubblico” spiega Marval Jiménez. Di conseguenza, potrebbe configurare una deviazione di potere o un uso indebito del patrimonio dello Stato». Nel diritto pubblico venezuelano la spesa statale è infatti vincolata a principi rigidi: legalità, finalità e interesse collettivo. In questo quadro, la difesa di un funzionario — o ex funzionario, se consideriamo che Nicolás Maduro ha perso le elezioni presidenziali dello scorso 2024 — in un processo internazionale non rientra tra le finalità pubbliche. «Non conta dove si svolge il procedimento» precisa il magistrato. «Conta la natura della spesa e la sua estraneità all’interesse pubblico».

Le implicazioni potrebbero essere rilevanti, soprattutto in un eventuale scenario di transizione politica. «Queste decisioni potrebbero generare responsabilità penali, civili e amministrative». Dalla distrazione di fondi pubblici al danno erariale, fino all’inabilitazione dai pubblici uffici: il perimetro delle conseguenze è ampio e si estende anche alla possibile attivazione di meccanismi di responsabilità internazionale. Il caso solleva inoltre una questione più profonda: il confine fra potere e patrimonio. «In definitiva, questo caso rafforza la necessità di ristabilire lo Stato di diritto in Venezuela sulla base della rigorosa separazione tra pubblico e privato quale asse essenziale della responsabilità repubblicana» conclude Marval Jiménez.

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