Chi sono i medici cubani? Parte l’interrogazione parlamentare

A seguito degli articoli pubblicati sul nostro quotidiano, il deputato Galeazzo Bignami, del gruppo Fratelli d’Italia, ha depositato un’interrogazione parlamentare indirizzata ai ministri Di Maio e Speranza, per chiedere "doverosi controlli" sui medici cubani in Italia. Sulla loro qualifica e per verificare che non vi sia sfruttamento

Medici cubani in Italia

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Il deputato Galeazzo Bignami, del gruppo Fratelli d’Italia, ha depositato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta, indirizzata al Ministro degli Esteri Di Maio e al Ministro della Salute Speranza, per esigere “i doverosi controlli sulla trasparenza degli incarichi affidati e soprattutto in merito alla qualifica professionale degli operatori sanitari della «Brigata Henry Reeve» arrivati in Italia”.

Si chiede l’intervento “della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, per effettuare le dovute verifiche al fine di contrastare eventuali forme di abusivismo, di cui all'articolo 348 del codice penale, o qualsiasi altra forma di esercizio non qualificato della professione medica per garantire la massima tutela e la sicurezza dei cittadini italiani che si trovano già a dover affrontare una situazione sanitaria emergenziale senza precedenti”.

È la risposta agli articoli pubblicati sulla Bussola Quotidiana: “Questa interrogazione si fonda nella denuncia di stampa che abbiamo avuto modo di leggere e di approffondire, rispetto alla quale chiediamo delle spiegazioni perché secondo quello che c’è scritto è necessario sapere in mano di chi mettiamo la salute degli italiani; fermo restando che un gesto di solidarietà è ben accetto, è altrettanto necessario comprendere se effettivamente queste persone hanno la competenza per poter trattare da medici la salute degli italiani, come ci auguriamo, o se semplicemente si tratta di persone più qualificate sul versante di operatori sanitari, e quindi risulta meno folle di una formazione nettamente medica”, ha spiegato l’onorevole Bignami.

Il Dott. Douglas Leon Natera aveva avvertito dal Venezuela ogni irregolarità (leggere l’articolo qui): “Da quanto dichiarato in un'intervista rilasciata alla testata giornalistica La Nuova Bussola Quotidiana dal presidente della Federazione medica venezuelana, la maggior parte degli operatori impiegati nella missione sanitaria in Venezuela, così come in altre missioni nel Sud America, non avrebbe avuto la qualifica necessaria per esercitare la professione medica in quanto non in possesso di una laurea in medicina, ma al massimo di un diploma da operatori sanitari, ove non si tratti di personale che abbia addirittura semplicemente seguito corsi di soli 2 o 3 mesi in medicina semplificata, con conseguenze gravissime a danno della salute pubblica”, si legge nel testo dell’interrogazione depositata lo scorso 23 aprile.

Bignami ha sottolineato l’importanza della denuncia del presidente della Federazione dei Medici del Venezuela. “È sicuramente una voce autorevole per poter indicare questo tipo di situazioni. Ha comunque posto degli interrogativi e quando si tratta della salute degli italiani è necessario comunque comprendere fino in fondo come vengono organizzate queste missioni”, ha sottolineato.

Inoltre, ci sono preoccupazioni per le segnalazioni di sfruttamento che nasconde il sistema di solidarietà cubano: “Credo non sia indifferente comprendere se queste persone pervenute in Italia sono effettivamente libere nella loro scelta, oppure se come viene evidenziato possono esserci delle costrizioni, che sarebbe effettivamente preoccupante”, ha detto.

Ritenute più mosse da propaganda ideologica che da un fine nobile, “dietro le missioni vi sarebbe un importante ed efficiente meccanismo di sfruttamento che consentirebbe al regime cubano di incassare tra i 4.000 e i 6.000 dollari al mese per ogni medico attraverso una trattenuta variabile dal 70 al 90 per cento dello stipendio pagato ai medici dai Paesi di accoglienza e che coloro che partono per missioni all'estero risulterebbero sottoposti a rigorose restrizioni, come ad esempio l'impossibilità di avere la propria famiglia al seguito per timore di defezioni”, come si legge nell’interrogazione.

La cossidetta «Brigata Henry Reeve» presente in Italia è composta da due delegazioni arrivate il 22 marzo e il 13 aprile, per un totale di 87 persone, tra cui presunti medici e infermieri, con la scusa di aiutare nella lotta al Covid-19. Il primo gruppo si trova nell'ospedale da campo di Crema (Lombardia) e il secondo nell'area sanitaria temporanea allestita alle O.G.R di Torino (Piemonte).

“Attendiamo la risposta del Ministro - ha ribadito Bignami - fornendoci anche la documentazione che abbiamo chiesto e, in questa risposta, verificare se egli era a conoscenza di quello che noi, riprendendo gli articoli della stampa, abbiamo poi riversato nell'interrogazione. È chiaro che, se il Ministro fosse stato a conoscenza di questa situazione prima della denuncia all'opinione pubblica, sarebbe un po 'grave, perché questi sono dati che vanno approffonditi ex ante e non ex post  da chi ha responsabilità di governo”. Se non ci fossero risposte nei prossimi giorni, il gruppo di Fratelli d'Italia attiverà altri meccanismi legislativi per garantire il controllo della “Brigata Henry Reeve”.

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