La Chiesa del Venezuela chiede un cambio di regime

“Il Venezuela chiede a gran voce un cambio di rotta, il ritorno alla Costituzione”, hanno indicato all’unisono i vescovi venezuelani nell'ultima Esortazione pastorale. Quali condizioni essenziali per il cambiamento, chiedono elezioni veramente libere, con un Consiglio Nazionale Elettorale rinnovato e la supervisione di osservatori internazionali. Per questo la Chiesa in Venezuela sta subendo minacce, pressioni e persecuzioni vere e proprie da parte dei paramilitari vicini al presidente Maduro. Il "dialogo" ormai è una parola vuota, usata dal regime per guadagnare tempo. E intanto il numero delle persone arrestate, torturate e uccise continua a crescere.

Di MARINELLYS TREMAMUNNO per LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

“Il Venezuela chiede a gran voce un cambio di rotta, il ritorno alla Costituzione”, hanno indicato all’unisono i vescovi venezuelani nell'Esortazione pastorale che raccoglie le riflessioni della CXII Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale del Venezuela, svoltasi dal 7 al 12 luglio a Caracas. Secondo i pastori venezuelani, finché Nicolás Maduro rimarrà al potere, non ci sarà soluzione alla crisi. Il cambio di governo dovrebbe essere la prima cosa da raggiungere: “Questo cambiamento richiede l’uscita di scena di coloro che esercitano il potere illegittimamente e l'elezione nel più breve tempo possibile di un nuovo Presidente della Repubblica”.

I vescovi hanno sottolineato le condizioni da rispettare per garantire elezioni “veramente libere”. Il rinnovo del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne), la pulizia e aggiornamento del registro elettorale, la presenza del voto dei venezuelani all'estero e la supervisione di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite (Onu), l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) e l'Unione Europea, e la cessazione dell'Assemblea Nazionale Costituente, si legge nel documento.

Ma, “ci sono alcuni settori che non vogliono questo cambiamento”. Lo ha affermato monsignor Jesús González de Zárate, vescovo di Cumana durante la conferenza stampa di presentazione dell’esortazione, evidenziando che “è un’esigenza nazionale che si trovino soluzioni” perché questa crisi “politica ed economica” porta soltanto “sofferenze, dolore e morte” al popolo venezuelano.

Hanno anche validato il rapporto di Michelle Bachelet sul Venezuela. “Abbiamo più volte descritto la complessa e drammatica situazione politica, economica e sociale in Venezuela, che tende a peggiorare ogni giorno”. Una realtà che “si riflette nella recente relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani”, pubblicata il 4 luglio 2019. I vescovi non solo hanno confermato la grave violazione di diritti umani che soffrono i venezuelani, hanno rimarcato che “lo Stato (venezuelano) ha sistematicamente negato i diritti delle vittime delle violazioni dei diritti umani alla verità, alla giustizia e alla riparazione”.

Ecco perché il regime ha tentato più volte di mettere a tacere la voce della Chiesa. Di fronte a queste denunce, la Chiesa venezuelana è stata perseguitata? “Di sicuro non si può dire che non lo sia”, ha risposto ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il cardinale Baltasar Porras, l’amministratore apostolico di Caracas e presidente di Caritas Venezuela. “Vi sono delle restrizioni, a danno delle scuole cattoliche, che paiono avere lo scopo di costringere la Chiesa a chiudere i propri istituti. Inoltre, da anni gli operatori e i rappresentanti di organizzazioni benefiche come la Caritas subiscono minacce verbali e aggressioni”. Perfino le parrocchie sono ormai nel mirino dei cosiddetti “collettivi” filogovernativi. “Nei quartieri popolari di Caracas – spiega il cardinale - i collettivi si riuniscono alle porte delle chiese per ascoltare l’omelia del parroco. E se il sacerdote dice qualcosa che a loro non piace danno inizio a minacce e intimidazioni”.

In questo contesto, la Chiesa venezuelana non si lascia intimidire. “È una Chiesa più unita a Cristo nella difesa del diritto alla vita, specialmente contro la criminalità, contro la violenza politica, che ha causato così tanto dolore”, ha dichiarato l’arcivescovo emerito di Caracas, il cardinale Jorge Urosa Savino, durante l’omelia di celebrazione dei 25 anni della diocesi di Puerto Cabello, lo scorso 5 luglio. “Come cittadino venezuelano, deploro fortemente e rifiuto l'assassinio del capitano Rafael Acosta Arévalo, che è avvenuto sotto la custodia di un'agenzia statale, cioè sotto la responsabilità del governo. Purtroppo, ci sono insistenti denunce di torture crudeli contro i prigionieri politici. Questa situazione deve cessare e i responsabili devono essere puniti”, ha sottolineato il cardinale davanti alla folla. In più ha ricordato la feroce aggressione sofferta da Rufo Antonio Chacón, il giovane di 16 anni che è stato ferito al volto da sessanta proiettili di gomma dai funzionari di Politáchira e ha perso entrambi gli occhi. “Questi crimini devono essere puniti e non si devono ripetere”, ha insistito il prelato.

E mentre si continua a parlare di negoziati a Oslo o alle isole Barbados, il regime vince sempre. “Bisogna capire che negli ultimi vent'anni, quando il governo è stato in difficoltà, ha più volte fatto appello al dialogo, ma al solo scopo di prendere tempo. Perché il governo non ha la sincera volontà né di negoziare né concedere nulla”, ha affermato il cardinale Baltazar Porras. Infatti, dall’anno 2014 sono diversi i tentativi di dialogo falliti tra Nicolas Maduro e l’opposizione, perfino con la partecipazione del Vaticano. “Siamo molto preoccupati, dopo il fenomeno di Guaidó, il numero di persone arrestate, torturate, uccise e scomparse è aumentato e queste azioni non coinvolgono soltanto il personale militare di alto rango, ma anche i civili”, ha puntualizzato il cardinale Porras.

Ma perché il regime criminale di Nicolas Maduro vince sempre? Alcune risposte sono nel libro Venezuela, l’Eden del diavolo, edito da Infinito Edizioni, dove undici vescovi e due cardinali descrivono l’angoscia del popolo venezuelano e spiegano perché la nazione sudamericana vive “una grande tribolazione” (Ap 12, 7-12).

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