Due opposti parlamenti si sfidano a Caracas

img-_innerArt-_chavez_tombaLa riconciliazione in Venezuela appare ancora lontana. Il 5 gennaio è iniziato un nuovo capitolo della storia del paese sudamericano con l'insediamento del nuovo Parlamento, il primo di maggioranza anti-Chavez negli ultimi 17 anni. In parallelo il paese affronta una grave crisi economica con conseguenze incommensurabili.

di MARINELLYS TREMAMUNNO per LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

La Conferenza episcopale venezuelana mette in evidenza la necessità di “cambiamenti reali”. Mons. Diego Padron, presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV), durante il suo discorso di apertura della recente Assemblea Plenaria del 7 gennaio ha fatto appello: “che il nuovo Parlamento prenda le misure che contribuiscono alla distensione e riconciliazione nazionale, così come l'amnistia per i prigionieri politici e il ritorno degli esuli”. Il presule ha infatti affermato che la maggioranza parlamentare anti-Chavista è “un rifiuto clamoroso al Socialismo del XXI Secolo, al dispotismo, al militarismo, all’arbitrarietà e alla corruzione”.

Ma il governo è chiuso nel suo delirio di onnipotenza. Inizialmente il presidente Nicolas Maduro ha ammesso la sconfitta. Però nove giorni dopo la vittoria dell’opposizione, l’erede di Hugo Chavez ha creato il “Parlamento Comunale”. Una struttura parallela e non costituzionale che secondo Maduro avrà "tutto il potere e sarà un organo legislativo del popolo dal basso”.

Un gioco pericoloso che potrebbe portare il Venezuela verso una crisi istituzionale. Infatti Diosdado Cabello, rieletto deputato, ha sottolineato martedì 5 gennaio che “le leggi che partono dal nuovo parlamento saranno annullate” e ha avvertito che una lotta di potere è in arrivo. Dopo l'insediamento del Parlamento di Opposizione, Cabello e gli altri deputati chavisti sono usciti dalla camera legislativa, non prima di suggerire che l'Esecutivo potrebbe anche strangolare economicamente l'Assemblea. “Come potete aspettare di essere riconosciuti dal governo? Il governo non dovrebbe nemmeno finanziare l’Assemblea Nazionale”, ha detto.

“Un muro contro muro con effetti devastanti su popolazione ed economia”. Lo ha affermato il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, in un suo articolo dedicato alla crisi venezuelana e pubblicato su L’Unità. Il politico italiano conosce da vicino la realtà che vive la comunità dei connazionali residenti nel Paese sudamericano, colpito da una crisi economica e politica senza precedenti. “Il rischio è che il Venezuela continui a vivere pericolosamente, sempre sull’orlo della destabilizzazione, con frequenti proteste sociali, in un reticolo di veti incrociati e rimpalli di responsabilità tra poteri dello Stato”.  La situazione economica è talmente complessa che Giro ha avvertito che “il Venezuela necessita di un vero dialogo tra le parti politiche per affrontare le enormi sfide di ordine economico e sociale che il paese ha di fronte a sé”.

Di più: il Venezuela rischia una catastrofe umanitaria. Con un’inflazione superiore al 270%, la più alta del mondo, grave mancanza dei beni di prima necessità, il prezzo del petrolio in continuo calo (27 dollari al barile) e una delinquenza dilagante (27.875 morti nel solo 2015), il panorama del Venezuela inevitabilmente appare buio e doloroso. Servono misure economiche rapide: ripristinare il meccanismo di mercato, correggere il tasso di cambio assurdamente sopravvalutato, ristrutturare il debito pubblico e ottenere un massiccio sostegno finanziario da parte della comunità internazionale.

Maduro rifiuta di comprendere che la vittoria del centrodestra in Venezuela segna una battuta d’arresto per la “rivoluzione bolivarista”. Una sorta di dittatura mascherata da democrazia che tenta di sopravvivere ai venti di cambiamento che sono evidenti nel continente sudamericano, come in Argentina e Brasile. Abbiamo urgente bisogno di “un dialogo trasparente ed efficace tra il potere esecutivo e il potere legislativo, tra il governo e l'opposizione e tra tutti i venezuelani”, ha precisato Mons. Diego Padron e ha sottolineato che “è il momento di ricostruire il Paese”.

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