Comunismo, il virus latino che si diffonde anche in Europa

C’è un virus molto più insidioso del Covid-19: è il comunismo mascherato come Socialismo del XXI secolo. Dalla caduta del muro di Berlino alla nascita del Forum di San Paolo (poi del Gruppo di Puebla) e alle sue vittorie elettorali grazie al sostegno economico di Chávez. Il senatore colombiano Gaviria spiega l’avanzamento del pericolo “rosso” in America Latina e avverte che il ruolo di protagonista, una volta avuto da Venezuela e Cuba, oggi è svolto dalla sinistra spagnola

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

L’America Latina è diventata l’epicentro della pandemia del Covid-19, con oltre 1.3 milioni di casi positivi e più di 65.000 morti, secondo i dati della Johns Hopkins University, con l’aggravante di non avere sistemi sanitari efficienti che possano aiutare la popolazione. Tuttavia, esiste un virus molto più pericoloso che si sta diffondendo con forza nel continente: il comunismo, mascherato dalla sua mutazione latinoamericana conosciuta come Socialismo del XXI secolo.

Si tratta del “virus latino” che avanza in modo sistematico, spiegato molto bene dal senatore colombiano del Partito Centro Democratico, José Obdulio Gaviria, durante un incontro online organizzato dal portale Stroncature (vedi video qui). “Dalla caduta del muro di Berlino, dal 1989 in poi, l’America Latina ha vissuto la nascita di una corrente partita dal Forum di San Paolo, con l’azione dei partiti marxisti, comunisti e della sinistra latinoamericana, alcuni dei quali anche populisti. Poi dal 1991, questa corrente ha iniziato ad avere espansione e crescita, fino a quando nel 1998 ottiene la vittoria elettorale in Venezuela, attraverso quello che oggi è il Partito Socialista Unificato del Venezuela (Psuv), il cosiddetto movimento chavista”, ha detto Gaviria.

Per comprendere le derive autocratiche che minacciano l’Occidente, il “virus latinoamericano” deve essere compreso a fondo, motivo per cui la Nuova BQ ha voluto presentare il contributo del senatore Gaviria in pillole.

Le vittorie elettorali ottenute dal Forum di San Paolo nel primo decennio del XXI secolo sono state possibili grazie al sostegno economico fornito da Hugo Chávez e ai suoi collegamenti diretti in Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay, Bolivia ed Ecuador. In altre parole, nel 2010 il Forum di San Paolo aveva già un’ampia egemonia sulla scena politica latinoamericana, ovviamente attraverso Cuba e Nicaragua, grazie agli aiuti e al regalo del petrolio venezuelano, deciso da Chávez, ai Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi (accordi noti con il nome di Petrocaribe)”.

Più tardi, con la morte di Hugo Chávez e la débacle dell’economia venezuelana, il Forum di San Paolo ha perso potere nel continente, ma ciò non significa che abbia perso la sua influenza, poiché oggi è stato riorganizzato sotto la figura del Gruppo di Puebla. C’è una particolarità, “si tenta di oscurare la presenza di Cuba e Venezuela, ma non si può affermare che Cuba e Venezuela non siano parte del gruppo di Puebla”.

E c’è una novità molto pericolosa per l’Europa: il senatore colombiano ha avvertito che il ruolo di protagonista che una volta avevano Venezuela e Cuba oggi è svolto dalla sinistra spagnola. Così si è visto nell’ultima riunione del Gruppo di Puebla, tenutasi in modo virtuale, perché “hanno guidato l’incontro l'ex presidente Rodríguez Zapatero e l’attuale consigliere economico del governo spagnolo Alfredo Serrano, uomo del partito Podemos e anche ex consigliere economico di Hugo Chávez”. Hanno partecipato anche l’ex presidente colombiano Ernesto Samper, l’ex candidato e senatore colombiano Gustavo Petro, e i membri del gruppo terroristico Farc. Inoltre, va sottolineata la presenza dell’economista americano Joseph Eugene Stiglitz.

L’alleanza con la Cina contribuisce alla diffusione del “virus latino”. “Questa sinistra latinoamericana ha mantenuto un legame molto fluido con il governo cinese e con il Partito comunista cinese”, ha dichiarato senza esitazione Gaviria, spiegando ulteriormente le prove di tali legami. “Tutti i Paesi centroamericani avevano rapporti con Taiwan, ma per favorire e costruire relazioni commerciali con la Cina hanno dovuto interrompere questi rapporti. Ciò dimostra che la relazione tra la regione e la Cina continentale è ampia, dinamica e in crescita. Infatti, oggi la Cina è il primo partner commerciale in alcuni dei Paesi in cui gli Stati Uniti lo erano sempre stati”, ha detto.

Il futuro delle idee liberali in America Latina è compromesso. Il Cile, che è stato il Paese con il miglior risultato economico per le sue politiche liberali, “si è praticamente arreso alla mobilitazione promossa dal Partito comunista e ha aperto le porte alla convocazione di una Costituente che porterà alla formulazione di una Costituzione non liberale”. Inoltre è molto probabile che “l’attuale governo Kirchner in Argentina trasferisca le sue idee socialiste in una legislazione straordinaria per la soluzione della crisi dopo la pandemia”.

In Colombia, attraverso la discussione dei decreti sullo stato di emergenza al Congresso, potrebbe essere approvato una specie di reddito di cittadinanza. “Potremmo essere il primo laboratorio per l’applicazione e la prova di ciò che Podemos in Spagna ha predicato a lungo, attraverso Alfredo Serrano e Juan Carlos Monedero. È stato detto che dovrebbe essere provvisorio, ma non si sa come sarà finanziato; è stato persino accennato l’utilizzo delle riserve internazionali della Colombia (vicine ai 54 miliardi di dollari)”.

Inoltre, i 5 seggi concessi senza il voto popolare ai terroristi delle Farc al Senato (come conseguenza dei cosiddetti “Accordi di pace”) e la presenza di Gustavo Petro, giunto secondo alle ultime elezioni presidenziali, creano uno squilibrio di forze che potrebbe guidare il Paese verso formule di interventismo statale, tasse sul patrimonio, blocco degli accordi di libero scambio e misure di controllo dei prezzi. “È possibile che la Colombia abbia un governo alleato del Gruppo di Puebla alle elezioni dell’anno 2022 ed è tanto meno probabile che ci sia un ripensamento politico in Venezuela. In effetti, nei partiti della coalizione di oppositori dell’ex presidente Chávez, le idee dell’interventismo economico possono persino essere predominanti, perché il partito Voluntad Popular, il partito di Juan Guaidó, è un partito dell’Internazionale socialista”.

È anche necessario aggiungere un elemento molto pernicioso: “La presenza di un nucleo molto potente nel Partito democratico nordamericano di persone vicine al Socialismo del XXI Secolo o almeno con un'alleanza politica, come Bernie Sanders; ma, ancora più grave, l’uomo più importante nella definizione delle politiche sull’America Latina, Doug Jones, è più vicino alle Farc che ai partiti democratici latinoamericani”, ha sottolineato il senatore colombiano.

Infine, “la regione ha due dei tre Paesi con le minori libertà economiche al mondo. Nella classifica mondiale i primi Paesi che sono riusciti ad arricchirsi attraverso politiche di liberazione economica sono Singapore, Taiwan e Corea del Sud; invece, in coda alla classifica, troviamo due Paesi dell’America Latina insieme alla Corea del Nord, che sono Cuba e Venezuela”.

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