Così i medici cubani stalinizzano il Latinoamerica

Partono da Cuba come medici, ingaggiati per i programmi di cooperazione negli stati latinoamericani. Ma sono infiltrati del regime che tra indottrinamento e delazione destabilizzano in chiave stalinista i Paesi. Bolsonaro li ha smascherati mentre la comunità internazionale ha permesso la normalizzazione di questo sistema repressivo. 

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

“C’erano terroristi tra i medici cubani”. Parole nette del presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che ha iniziato l’anno 2020 lanciando forte critiche contro la missione medica cubana “Más Médicos”. Un programma creato da Dilma Rousseff e che ha portato medici cubani in Brasile tra la metà del 2013 e la fine del 2018. “L'idea era quella di formare nuclei di guerriglia in Brasile” e, in cambio, il Brasile di Rousseff si è prestato a nutrire una dittatura, perchè “circa 1 miliardo di dollari sono stati destinati a Cuba ogni anno”, ha detto alla stampa locale.

Non a caso il ministro degli Esteri boliviano, Arturo Murillo, lo scorso dicembre ha rivelato di aver catturato quattro presunti medici cubani, con circa 700.000 boliviani (valuta nazionale), circa 100 mila dollari. Secondo le autorità locali, questo denaro era utilizzato per finanziare le violente rivolte in Bolivia dopo le dimissioni di Evo Morales, ma L'Avana ha detto che erano fondi per i salari e per le spese di affitto della missione medica a La Paz.

Anche l’Ecuador ha deciso di concludere gli accordi di cooperazione, dopo che è stato confermato che, durante le proteste dello scorso ottobre, si è verificato un flusso insolito di almeno 250 persone che sono entrate in Ecuador con passaporti ufficiali coperti da accordi medici con Cuba, secondo il ministro del Governo María Paula Romo. Di conseguenza, 11mila medici cubani sono stati cacciati dal Brasile, 725 dalla Bolivia e 347 dall’Ecuador. Ma cosa c’è veramente dietro le missioni cubane? Le risposte sono state svelate durante il convegno “La realtà oscura dietro le missioni mediche cubane”, tenutosi il 16 dicembre presso la sede dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani).

Si usano le missioni mediche per intervenire e destabilizzare altri Paesi. In Venezuela “avevano una funzione politica: individuare chi era oppositore del governo, indottrinare i pazienti e agire come agenti dell'intelligence per preservare il regime chavista in Venezuela. Il numero non è stato stabilito con precisione, però si parla di 40mila persone (non tutti medici)”, ha evidenziato l’ambasciatore del governo ad interim del Venezuela presso l’OSA, Gustavo Tarre Briceño.

È “l'esercito delle camicie bianche” di Cuba. Così Fidel Castro ha denominato in passato la sua missione di cooperazione internazionale, che invece è un vero battaglione di più di 50mila persone, disseminato in almeno 67 paesi e divenuto la principale fonte di ingresso del regime: “Cuba ha ingannato molti paesi per anni, presentando queste missioni come qualcosa di umanitario, quando in realtà sono un grande affare per l'isola. Stiamo parlando di guadagni di 8.000 milioni di dollari all'anno, molti di più dei 3.000 milioni prodotti dal turismo o dei circa 4.000 milioni che si stima entrino nel Paese con le rimesse”, ha spiegato Javier Larrondo, presidente dell’Ong Cuban Prisoners Defenders.

È un sistema moderno di semi-schiavitù. “Sono un alibi per generare fonti di reddito in valute estere per il regime, attraverso lo sfruttamento del personale medico che lavora in condizioni di semi-schiavitù. Si tratta di profitti illegali che derivano dallo sfruttamento di migliaia di medici o tecnici che sono costretti a lasciare il proprio Paese, senza nemmeno conoscere la loro destinazione. Una volta arrivati i loro passaporti vengono trattenuti, sono controllati da agenti dell'intelligence cubana e gran parte del loro reddito viene confiscato dal governo”, ha denunciato Gonzalo Conque, capo del gabinetto del Segretario Generale dell’OSA.

Tanto per capire la situazione, Dania Cao Quintero racconta la sua esperienza: “Sono salita sul primo volo partito per il Venezuela nel 2003 e abbiamo dovuto fare un censimento della popolazione per identificare quelli che non erano d'accordo con il chavismo e provare a cambiare la loro inclinazione politica. Durante le elezioni, abbiamo lavorato come un centro di comando e avevamo una persona all'interno del centro di votazione che ci informava di quante persone ipertese o diabetiche erano andate a votare e se erano chaviste o oppositrici del regime. Ho dovuto anche monitorare le famiglie per garantire il loro voto”. Dania ha deciso di abbandonare la missione tre anni fa, per scappare e attraversare il Centroamerica a piedi. Oggi si trova sotto la protezione degli Stati Uniti, ma ha una figlia di 10 anni a Cuba che non vede da quando aveva 3 anni. Come lei, migliaia di persone hanno disertato, ma il prezzo della libertà è la lontananza dalla loro famiglia, che rimane intrappolata nell’isola, sotto il controllo del regime.

“Ci sono 110 testimonianze nella Corte Penale Internazionale (ICC) che lo confermano e ci dicono che non sono veri volontari perché sono costretti a partire per molte ragioni”, ha segnalato Conque, sottolineando che ci sono numerose sentenze a livello internazionale che hanno condannato Cuba poiché sottomette i suoi cittadini alla schiavitù, con condizioni di lavoro che potrebbero arrivare al lavoro forzato, secondo gli indicatori stabiliti dall'Organizzazione internazionale del lavoro. Ma risulta scandaloso che questo modello sia stato mediato dall’Organizzazione Panamericana della Salute (OPAS), che secondo la stampa latino-americana ha preso a sua volta una commissione.

Infatti, “per molto tempo la comunità internazionale ha permesso la normalizzazione di questo sistema repressivo, nonostante la storia abominevole di violazioni dei diritti umani di Cuba. Si tratta dello sfruttamento dell'uomo da parte dello Stato, che lucra attraverso la violazione dei diritti umani e la tratta di esseri umani”, ha concluso il segretario generale dell’OSA, Luis Almagro.

Oltre che missione umanitaria, è un efficiente meccanismo che non solo porta soldi alla dittatura, ma serve anche per inoculare il virus comunista in quegli strati più poveri e vulnerabili delle società nelle quali si infiltra e per esportare il suo sistema repressivo e persino l’indottrinamento. Un sistema che ha nel mirino anche l’Africa, con il recente rinnovo dell’accordo di collaborazione sanitaria tra la Repubblica del Gambia e Cuba.

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