Brasile, il sogno di suor Crepaldi

Dal giugno del 1992, il lavoro incessante di suor Maria Crepaldi, una religiosa di origine italiana della Congregazione dell’Assunzione, ha seminato amore nel quartiere di Vila Dalva a Rio Pequeno, una favela di San Paolo, dove la religiosa si trasferì per lavorare come consulente della Fondazione Fé e Alegria del Brasile. Oggi suor Crepaldi non c’è più, ma rimane la sua opera: l’Associazione Ponte “Brasil Italia.

MARINELLYS TREMAMUNNO / MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO

Dopo ventisette anni serve le famiglie svantaggiate della zona, offrendo diverse attività di sostegno per evitare che i bambini vivano per strada e distribuendo cestini alimentari. Tutto ciò grazie al contributo iniziale della signora Elena Marini, fedele collaboratrice dall’Italia, e di tanti volontari, come Fabio Porta, attuale presidente onorario.“L’iniziativa è nata da un incontro tra i lavoratori italiani e brasiliani, in particolare tra i membri della UIL Pensionati italiani e del Sindacato dei lavoratori del commercio di San Paolo, che hanno pensato di rendere omaggio al legame tra l’Italia e il Brasile con un’azione di solidarietà”, racconta Fabio Porta. Così è stata costituita questa associazione per dare sostegno all’attività che già aveva avviato suor Maria Crepaldi con il suo gruppo di volontari. “L’ho incontrata tra il 1995 e il 1997. Era molto impegnata nell’assistenza delle famiglie bisognose, ma non aveva una struttura adeguata”, ricorda Porta. Con il contributo dei sindacati, hanno acquistato inizialmente una piccola casa e, dopo alcuni anni, “siamo riusciti a ristrutturare un’ex fabbrica dismessa per trasformarla in un vero e proprio istituto, dove i bambini imparano musica, lingue, artigianato e perfino la capoeira. Questo palazzo è stato inaugurato nel 2004 e oggi assiste circa 200 bambini tra i 6 e i 17 anni”.

Ma oltre a offrire assistenza umanitaria e attività di sostegno educativo, Fabio Porta spiega che questo centro offre anche lezioni di lingua e di cultura italiana ai bambini: “Sanno le parole, conoscono le canzoni italiane e cantano il nostro inno nazionale. Chi incontra questi bambini si sorprende del legame molto stretto che hanno con l’Italia”. Porta ricorda che in passato l’associazione ha accompagnato un gruppo di quindici bambini in tournée in Italia, dove sono stati ricevuti anche dall’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Così il Ponte “Brasil Italia” è diventato lo spazio dei sogni voluto da suor Crepaldi, “perché la logica che c’è dietro al progetto è che il sogno, cioè l’arte, la musica e la cultura, riescano a trasformare la vita di una persona, anche quando si trova in situazioni difficili”.Dopo ventisette anni, Fabio Porta ha visto cambiare la vita di tanti ragazzi, percorrendo la strada di uno strumento musicale o assumendo una responsabilità dentro allo stesso progetto. “Spesso mi sono chiesto qual è il segreto, perché qualche volta siamo rimasti anche senza risorse, ma abbiamo sempre trovato il modo di andare avanti – conclude Porta – perché abbiamo mantenuto l’idea di suor Crepaldi, di non rinunciare mai a sognare, anche quando le difficoltà ci fanno quasi desistere dal nostro sogno”.

FONTE: Il sogno di suor Crepaldi - di Marinellys Tremamunno (aise.it)

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