Usa-Messico, l’accordo sui migranti fa discutere

Gli Stati Uniti hanno deciso di non far scattare i dazi al 5%, a patto che il Messico prenda misure forti per arginare il flusso migratorio verso il confine settentrionale. Intanto, è aperto il dibattito sul prezzo che potrà pagare il Paese guidato da Obrador, visto l’alto numero di richiedenti asilo che potrebbero essere mandati in terra messicana.

Di MARINELLYS TREMAMUNNO per LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

“Mostreremo al mondo che esiste un modo per affrontare il fenomeno migratorio, che queste cose non si risolvono con l'uso della forza e con misure coercitive”. Lo ha affermato il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador (Amlo, secondo l’acronimo con cui spesso è chiamato), martedì 11 giugno, durante un comizio. “Dove mangia una persona, mangiano milioni”, ha detto Obrador, promettendo di arginare il fenomeno della migrazione in 45 giorni. “Il sostegno sarà moltiplicato, così da non avere queste pressioni e dimostrare al mondo come affrontare il fenomeno migratorio. Mostreremo al mondo che la migrazione può essere opzionale. Le persone lasceranno i loro villaggi per piacere, non per necessità”, ha detto.

Invece, a colpi di populismo, i migranti vengono scambiati con i dazi. Dopo tre giorni di intensi negoziati, gli Stati Uniti hanno deciso di non far scattare i dazi al 5%. “Il Messico, in cambio, ha concordato di prendere misure forti per fermare il flusso della migrazione attraverso il proprio territorio e verso il nostro confine meridionale. Questo sarà fatto per ridurre grandemente, o eliminare, l’immigrazione illegale proveniente dal Messico e verso gli Stati Uniti”, ha reso noto Donald Trump su Twitter. Nei giorni scorsi il presidente degli Usa aveva minacciato che le tariffe doganali sarebbero aumentate di 5 punti percentuali ogni mese fino a un massimo del 25% l’1 ottobre, a meno che il Messico (che esporta 350.000 milioni di prodotti all’anno negli Stati Uniti) non avesse bloccato il passaggio di migranti.

L’accordo non porta con sé la soluzione alla crisi migratoria centroamericana.Il segretario degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, ha confermato che il Messico si è impegnato a ridurre in 45 giorni il flusso migratorio proveniente dall’America centrale, altrimenti ci sarà di nuovo la possibilità che gli Stati Uniti applichino dei dazi sui prodotti messicani. Da parte sua, Trump ha mostrato alla stampa un foglio piegato con l’accordo e, nonostante il numero uno della Casa Bianca non abbia fornito alcun dettaglio, la fotografia del documento ha consentito ai giornalisti di leggerne alcune parti, che confermano che se entro 45 giorni il flusso non sarà arginato ci sarà un inasprimento delle leggi nazionali messicane sull’emigrazione.

Nel corso della settimana il governo messicano ha annunciato alcune misureper accontentare gli Stati Uniti: il dispiegamento di 6.000 uomini della Guardia Nazionale per impedire il transito di migranti irregolari, il congelamento dei conti bancari di 26 presunti trafficanti clandestini, il trasferimento nel loro Paese di un centinaio di honduregni e la detenzione di attivisti per i diritti dei migranti, secondo informazioni diffuse dall’agenzia Afp.

Ma il Messico è davvero in grado di risolvere il fenomeno migratorio centroamericano? Questa è la domanda che circola sulla stampa messicana in questi giorni e non solo: il dibattito è aperto sul prezzo che dovrà pagare il Paese di fronte alle scelte populiste di Obrador, il primo presidente di sinistra del Messico. Un prezzo che potrebbe essere molto alto, se consideriamo che dopo il cosiddetto accordo sull’immigrazione il governo degli Stati Uniti potrebbe mandare in Messico migliaia di centroamericani richiedenti asilo, tra cui 600.000 persone che sono entrate nel territorio americano tra aprile e maggio, alle quali si aggiungono altre 10.000 persone già sul territorio messicano e intenzionate a varcare il confine con gli Usa.

Tutto ciò potrebbe concludersi con una “catastrofe”: è l’allarme dell’analista politico messicano Eduardo Guerrero Gutierrez, socio dell’azienda di ricerca Lantia Consultores, specializzata in sicurezza pubblica. Con l’accordo, il Messico ha accettato che “i richiedenti asilo vengano restituiti al territorio messicano mentre le autorità statunitensi riesaminano le loro domande. Questa è la principale fonte di incertezza”, per cui “non si può escludere che avvenga un invio massiccio di migranti”, ha detto Gutierrez. “Le nostre stazioni di passaggio di migranti, già affollate, semplicemente non potranno soddisfare la domanda. Ci sarebbero enormi campi profughi e, con essi, il rischio di massicce violazioni dei diritti umani dei migranti”.

Il flusso migratorio centramericano sta toccando cifre record sia in Messico che verso gli Stati Uniti. Nel 2019 la marea di poveri in transito potrebbe superare la cifra di 800.000 persone e la Casa Bianca vede nel Messico la diga di contenimento. Sono giorni tristi per il Messico, già stravolto dalla violenza e dalla corruzione.

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